FALSE PARTITE IVA: COME RICHIEDERE LA TRASFORMAZIONE IN CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO.

Posted by admin on 09 Maggio, 2013
Lavoro e Previdenza

Sulla trasformazione automatica in rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Nel tentativo di arginare il diffusissimo fenomeno della false partite Iva e garantire maggiore stabilità ai tanti lavoratori precari coinvolti, la Riforma Fornero ha posto una serie di paletti per il corretto utilizzo dei lavoratori muniti di partita iva da parte delle imprese.

L’intento del nostro legislatore è certamente lodevole.

Si cerca di tutelare tanti lavoratori autonomi che, di fatto, dipendono in tutto e per tutto da un unico datore di lavoro, ma non hanno dalla loro alcun diritto tipico del lavoratore subordinato.

Non hanno diritto a ferie pagate, malattia, tredicesima mensilità, trattamento di fine rapporto, maternità e tanto meno godono di una qualche forma di stabilità del loro posto di lavoro.

Durata della collaborazione, importo fatturato ed esistenza di una postazione fissa in azienda, sono i requisiti da tenere d’occhio.

In particolare, per la novella legislativa i titolari di partita Iva si presumono collaboratori a progetto e, automaticamente, per mancanza di specifico progetto, lavoratori subordinati a tempo indeterminato, qualora si realizzino almeno due delle condizioni seguenti:

  1. La durata complessiva della collaborazione con lo stesso committente risulti superiore a 8 mesi annui per 2 anni solari consecutivi;
  2. Il corrispettivo percepito corrisponda a più del 80% di quanto il collaboratore abbia percepito nell’arco di due anni solari consecutivi;
  3. Il collaboratore disponga di una postazione di lavoro fissa presso la sede aziendale.

Al ricorrere di almeno due delle tre condizioni su indicate, il rapporto del lavoratore con partita Iva si presume a progetto, ed in assenza di contratto scritto con progetto specifico, si presume automaticamente rapporto di lavoro subordinato, salvo che datore di lavoro riesca a provare il contrario.

La presunzione si estende a tutte le partite Iva aperte dal 18 luglio 2012.

Per quelle già esistenti in tale data, la riforma si applicherà, invece, a far data dal 18 luglio 2013.

La presunzione non opera:

  1. se la prestazione lavorativa viene rese nell’esercizio di attività professionali per le quali l’ordinamento richiede l’iscrizione ad ordini professionali, albi, ruoli od elenchi professionali qualificati;
  2. qualora l’attività svolta “…sia connotata da competenze teoriche di grado elevato acquisite attraverso significativi percorsi formativi, ovvero da capacità tecnico-pratiche acquisite attraverso rilevanti esperienze maturate nell’esercizio concreto di attività;
  3. se il titolare di partita Iva abbia un reddito annuo da lavoro autonomo non inferiore a 1,25 volte il livello minimo imponibile ai fini del versamento dei contributi previdenziali di cui all’articolo 1, comma 3, della legge 2 agosto 1990, n. 233 (per l’anno 2012, reddito lordo di 18.662,50 Euro”).

Attenzione: il venir meno della presunzione non implica necessariamente l’esistenza di un rapporto di lavoro regolare!!!

Il titolare di partita Iva potrà sempre chiedere la conversione in rapporto a tempo indeterminato, provando con testimoni e documenti l’esistenza della subordinazione.

Costante orientamento giurisprudenziale evidenzia, infatti, che “…elemento essenziale del rapporto di lavoro subordinato, e criterio discretivo rispetto a quello del lavoro autonomo, è la subordinazione intesa come vincolo di soggezione personale del prestatore al potere direttivo del datore di lavoro, che inerisce alle intrinseche modalità di svolgimento delle prestazioni lavorative e non già soltanto al loro risultato, mentre hanno carattere sussidiario e funzione meramente indiziaria altri elementi del rapporto di lavoro.” (così Sentenza Corte di Cassazione Sez. Lav. 23999/12)

 

Avv. Ferdinando D’Ambrosio

Caf Portici – Servizi di Patronato

Assistenza Legale Civile, Penale, Lavoro e Previdenza

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